S&V FOCUS | 20 marzo 2026

Robotica | Il ruolo dei robot sociali nell’educazione dei bambini

Gli approfondimenti di Scienza & Vita | di Francesca Piergentili

Science and artificial intelligence technology taught by humanoid education robot teacher in front of a school classroom chalkboard

La combinazione tra intelligenza artificiale e robotica ha favorito lo sviluppo dei cosiddetti robot “umanoidi”, macchine progettate con sembianze e modalità comunicative simili a quelle umane. Questi sistemi sono in grado di interagire con le persone in modo intuitivo, attraverso il linguaggio verbale, le espressioni facciali, i movimenti e altri segnali comunicativi. I robot diventano, così, agenti autonomi e mobili, capaci di relazionarsi con l’ambiente e con gli esseri umani.

Si parla di robot “sociali” quando tali sistemi sono progettati per collaborare con le persone in contesti educativi, assistenziali, sanitari e domestici. In ambito medico, ad esempio, i robot contribuiscono a migliorare la precisione degli interventi e delle diagnosi, oltre a fornire supporto ai pazienti nelle attività quotidiane. Possono monitorare le condizioni di salute, assistere nella mobilità e aumentare la sicurezza, ad esempio prevenendo le cadute. In questo contesto si parla di care robot.

Nel settore educativo, i robot vengono invece sviluppati per supportare l’apprendimento di bambini e ragazzi attraverso modalità interattive. Uno dei principali punti di forza di questi strumenti è la possibilità di offrire contenuti personalizzati, adattati ai progressi e agli interessi degli studenti. Inoltre, integrano funzionalità avanzate, come attività di programmazione o giochi educativi, che favoriscono un apprendimento attivo e partecipato. Alcuni robot sociali sono anche in grado di analizzare le espressioni facciali e i feedback degli utenti, al fine di adattare l’interazione e rilevare indicatori utili sul piano emotivo e cognitivo.

Robot sociali e disturbo dello spettro autistico

Le tecnologie robotiche possono contribuire allo sviluppo di abilità cognitive e sociali nei bambini, come l’attenzione condivisa, l’imitazione e la comprensione socio-emotiva. Inoltre, tendono ad aumentare la motivazione e l’interesse, facilitando la partecipazione ad attività educative o terapeutiche.

In questo ambito, la ricerca si è concentrata sullo sviluppo di interventi psicoeducativi per il trattamento precoce del disturbo dello spettro autistico. Uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista AutismResearch ha evidenziato il potenziale terapeutico dei robot umanoidi nella riabilitazione dei bambini con autismo. La ricerca, condotta presso l’Istituto Italiano di Tecnologia, ha utilizzato il robot umanoide iCub, progettato con sembianze simili a quelle di un bambino e dotato di espressioni facciali realistiche. L’intervento con iCub è finalizzato al potenziamento di abilità fondamentali come l’empatia e la capacità di comprendere il punto di vista altrui. I risultati preliminari indicano un miglioramento delle competenze sociali nei bambini coinvolti, suggerendo che l’uso dei robot possa rappresentare un valido supporto nei percorsi terapeutici.

Insegnante robot o umano?

Un recente studio pubblicato su Scientific Reports ha analizzato l’interazione dei bambini con due diversi tipi di “insegnanti”: un robot sociale e un essere umano. L’obiettivo della ricerca era comprendere se caratteristiche individuali – come età, temperamento, abilità sociali ed esperienza con la tecnologia – influenzassero il comportamento, l’apprendimento e la valutazione dell’interazione.

I ricercatori hanno coinvolto 32 bambini di età compresa tra i 5 e gli 8 anni. Il disegno sperimentale è di tipo “within-subject”, cioè ogni bambino ha partecipato a entrambe le condizioni sperimentali: una in cui interagiva con un robot e una in cui interagiva con un insegnante umano. In entrambe le situazioni, ai bambini veniva chiesto di svolgere un compito basato su un puzzle tangram, che richiede di ricostruire figure utilizzando forme geometriche, seguendo le istruzioni fornite dall’istruttore. Durante lo svolgimento del compito, i ricercatori hanno osservato e registrato diversi aspetti del comportamento dei bambini. In particolare, hanno analizzato la direzione dello sguardo (per capire quanto i bambini guardassero il robot o l’umano), il “social referencing” (e cioè la tendenza a cercare conferme o indicazioni da un adulto) e le vocalizzazioni. Oltre a queste osservazioni comportamentali, sono stati raccolti anche dati sulle caratteristiche individuali dei bambini attraverso questionari compilati dai genitori, che riguardavano il temperamento, le competenze sociali e il grado di familiarità con la tecnologia. Infine, sono state valutate sia le prestazioni nel compito sia le preferenze espresse dai bambini al termine dell’esperimento.

I risultati mostrano che il comportamento dei bambini cambia in modo significativo a seconda che interagiscano con un robot o con un essere umano. In particolare, i bambini tendono a guardare più frequentemente il robot rispetto all’insegnante umano, suggerendo che il robot eserciti un forte potere attrattivo. Tuttavia, quando lavorano con il robot, i bambini mostrano anche una maggiore tendenza al social referencing, cioè cercano più spesso il supporto o la conferma di un adulto presente nella stanza. Questo comportamento suggerisce che, se da un lato il robot cattura l’attenzione, dall’altro potrebbe non essere percepito come una fonte completamente affidabile o autonoma di guida, portando i bambini a cercare ulteriori rassicurazioni sociali.

Per quanto riguarda le prestazioni, l’unico fattore che mostra un’influenza significativa è l’età: i bambini più grandi completano il compito più rapidamente. Le altre differenze individuali non risultano invece determinanti.

Un risultato importante riguarda le preferenze dei bambini. Al termine dell’esperimento, la maggior parte di loro esprime una chiara preferenza per il robot rispetto all’insegnante umano. Il robot viene percepito come più interessante e coinvolgente: rappresenta, infatti, una novità e ha caratteristiche interattive. Tuttavia, questa preferenza non si traduce necessariamente in un miglioramento delle prestazioni nel compito, suggerendo che l’attrattiva del robot incide più sulla motivazione e sull’attenzione che sull’efficacia dell’apprendimento in senso stretto.

I robot sociali hanno, pertanto, un forte potenziale nel catturare l’interesse dei bambini e nel rendere le attività più coinvolgenti. Tuttavia, la loro presenza può anche introdurre una certa ambiguità sul piano sociale, spingendo i bambini a cercare conferme da figure umane.

Considerazioni conclusive

La ricerca mostra che i robot sociali possono rappresentare strumenti promettenti in ambito educativo, soprattutto per aumentare il coinvolgimento dei bambini, stimolando l’interesse. Tuttavia, il loro impatto sull’apprendimento richiede ancora approfondimenti, in particolare per comprendere come progettare interazioni uomo-robot realmente efficaci e adatte ai bisogni dei singoli bambini.

I robot potranno, così, offrire il loro prezioso contributo all’assistenza, cooperando con l’uomo e offrendo un supporto personalizzato. Risulta, allo stesso tempo, evidente che tali macchine non potranno mai sostituire l’uomo: le relazioni umane sono, infatti, una realtà più complessa di istruzioni programmate. Il robot può simulare voci e volti umani, può simulare empatia e amicizia. Le emozioni non si possono ridurre, però, a espressioni facciali oppure a frasi generate in risposta alle richieste dell’utente. L’empatia richiede capacità di ascolto, di riconoscere l’unicità dell’altro, di accogliere la sua alterità e di capire il significato anche dei silenzi.

In questo contesto, le tecnologie sono un’opportunità e una risorsa se usate in maniera prudente, all’interno di una reale relazione tra insegnante e studente, e ordinate agli scopi autentici dell’educazione. Anche nel campo delle tecnologie emergenti è necessario salvaguardare la relazionalità umana, attraverso un approccio educativo etico e responsabile, orientato al rispetto della dignità del minore.

Per approfondire

  1. Daniel David et al. Efficacy and effectiveness of robot-assisted therapy for autism spectrum disorder: From lab to reality.Sci. Robot.10,eadl2266(2025).
  2. Ghiglino, D., Floris, F., De Tommaso, D., Kompatsiari, K., Chevalier, P., Priolo, T., &Wykowska, A. (2023). Artificial scaffolding: Augmenting social cognition by means of robot technology. Autism Research, 16(5), 997–1008.
  3. Langer A, Wilson JR, Howard L, Marshall PJ. The influence of individual characteristics on children’s learning with a social robot versus a human. Sci Rep. 2026 Jan 14;16(1):3488.
  4. Maaz N, Mounsef J, Maalouf N. CARE: towards customized assistive robot-based education. Front Robot AI. 2025 Feb 21;12

ultimo aggiornamento il 23 Marzo 2026

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