Famiglia Cristiana | 17 luglio 2026

Natalità | Il congelamento degli ovociti è una delle illusioni più potenti: la promessa di poter fermare il tempo

di Soemia Sibillo

Gloved hands hold a vial with cryopreserved eggs, highlighting fertility preservation.

Nel 2024 i cicli di congelamento degli ovuli per ragioni non mediche sono aumentati del 44% rispetto all’anno precedente. «Ma la vita non nasce nei laboratori, nasce nel cuore» il commento di Soemia Sibillo, vicepresidente Movimento per la Vita italiano e direttrice CAV Mangiagalli a Milano.

C’è un equivoco che attraversa il dibattito pubblico: l’idea che la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) possa essere la risposta alla denatalità. È un pensiero seducente, perché offre l’illusione di una scorciatoia tecnologica davanti a una crisi che invece nasce altrove, molto prima, molto più in profondità. E la promessa di poter “congelare il tempo” attraverso il congelamento degli ovociti è una delle illusioni più potenti della nostra contemporaneità.

A un tratto la nostra epoca sembra aver smarrito la strada: quando la vita, da mistero, diventa calcolo; da dono, diventa prestazione; da relazione, diventa produzione. È qui che nasce l’inganno più sottile: credere che la tecnologia possa sostituire la storia, che il congelamento degli ovuli possa sospendere il tempo e garantire il futuro. Viviamo in una società che promette figli “quando si vuole” e “come si vuole”, come se la vita potesse essere messa in pausa e ripresa più avanti, quando tutto sarà “perfetto”.

Ma la vita non è un file da archiviare e da riaprire quando si vuole. La vita è sempre più grande dei nostri progetti.

La vita non si congela. La vita accade. La vita sorprende. La vita nasce dentro una relazione, non dentro un laboratorio. Un figlio nasce dentro una storia, non dentro un freezer. È questo che la nostra cultura rischia di dimenticare: il figlio nasce prima, nasce nella relazione, nel dono reciproco, nella gratuità di due vite che si affidano l’una all’altra.

Al CAV Mangiagalli, incontriamo anche coppie che sempre più spesso arrivano dopo aver affrontato la PMA.

Le loro parole sono un racconto che non si può ignorare.

C’è chi dice: “Non pensavamo fosse così pesante.” “Non ero pronta alle fatiche, alle paure, alle nausee.” “Forse abbiamo idealizzato troppo il sogno di diventare genitori a tutti i costi”. C’è chi confessa: “Abbiamo perso di vista la relazione”. E c’è anche chi chiede: “Cosa sarà meglio dire o non dire a mio figlio?”; Come racconterò la sua storia?. E poi c’è chi, dopo diagnosi prenatali difficili, si trova davanti a un paradosso doloroso: quel figlio tanto desiderato, tanto cercato, tanto atteso, improvvisamente non è più “accettabile” perché non corrisponde all’immagine idealizzata e perché forse potrebbe nascere non perfettamente sano. È una ferita che attraversa il cuore e la coscienza. Queste storie ci interrogano. Ci chiedono di guardare oltre la tecnica, oltre la promessa di efficienza, oltre l’illusione del controllo.

Affidare alla PMA il compito di risollevare la natalità significa anche correre un rischio culturale. È un modo per non guardare le cause vere, quelle che non si possono congelare né fecondare in vitro: la fragilità del lavoro, il costo della vita, la mancanza di politiche familiari lungimiranti, una cultura della vita che scarta, che pretende, che si contraddice.

La PMA interviene tardi, quando la fertilità è già ferita. La denatalità, invece, si deve affrontare prima, sostenendo le coppie, accompagnando i giovani, tutelando la fertilità naturale, promuovendo corretti stili di vita, riducendo i fattori di rischio, costruendo un welfare che non costringa le persone a scegliere tra futuro e maternità, promuovendo una cultura che riconosca la delicatezza del desiderio di un figlio, o di due, e perché no, di tre.

Da oltre due anni, il CAV Mangiagalli ha avviato anche percorsi dedicati alle coppie che desiderano un figlio, fondati sulla fertilità naturale. Si tratta di un accompagnamento multidisciplinare che mette al centro la relazione, la conoscenza reciproca, l’ascolto dei ritmi corporei, la consapevolezza dei fattori che influenzano la fertilità. È un percorso in cui la coppia torna protagonista, sostenuta da professionisti che non sostituiscono la relazione, ma la custodiscono.

Perché la vita non nasce nei laboratori, nasce nei cuori.

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ultimo aggiornamento il 21 Luglio 2026

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