Tre giorni sullo “splendore dell’umano”: all’Università Cattolica di Roma in ottobre il congresso internazionale per i 25 anni dell’Isi Paolo VI e i 50 del Centro per la Regolazione naturale della fertilità.
Custodire la fertilità, curare l’infertilità: una sfida che riguarda la salute, la coppia e il futuro della società. In un tempo in cui la capacità riproduttiva si confronta con fattori ambientali, stili di vita, patologie e una crescente medicalizzazione della procreazione, torna centrale la necessità di conoscere e proteggere la fertilità prima ancora di doverla curare. Non soltanto per aumentare le possibilità di una gravidanza, ma per restituire alla persona e alla coppia consapevolezza di un bene prezioso. La fertilità non è una prestazione da ottimizzare, né un bene da recuperare quando ormai si è perduto. È una dimensione della persona da conoscere e custodire. In un’epoca nella quale la procreazione rischia sempre più di essere affidata alla logica tecnica del “si può fare”, la sfida è quella di tornare a una medicina capace anzitutto di interrogarsi sul “perché” dell’infertilità e di cercare, quando possibile, di rimuoverne le cause nel rispetto della persona, della coppia, della procreazione.
È questo il cuore del Congresso internazionale in occasione del 25° dell’Isi Paolo VI e del 50° del Centro per la Regolazione naturale della fertilità, all’Università Cattolica di Roma dal 16 al 18 ottobre, “Lo splendore dell’umano. Custodire la fertilità e curare l’infertilità” Prevista anche l’udienza del Papa alle 12 del 16, dopo la Messa celebrata dal cardinale Zuppi in Santo Spirito in Sassia alle 9.30.
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ultimo aggiornamento il 7 Ottobre 2026

