
Il Social Freezing, ovvero la crioconservazione dei gameti femminili per ragioni non mediche, rappresenta una delle frontiere più discusse delle moderne biotecnologie riproduttive.
La pratica è nata originariamente per preservare la fertilità di donne sottoposte a cure e terapie che incidono sulla capacità riproduttiva, come quelle oncologiche: una finalità legata a ragioni sanitarie. Tali tecniche sono state poi utilizzate per altri motivi, come ad esempio per ragioni economiche o lavorative: finalità definite “sociali” e non mediche. La pratica si è trasformata, così, in uno strumento socio-culturale, che vorrebbe offrire alle donne la possibilità di “congelare il tempo” biologico per posticipare la maternità a fronte di esigenze di carriera, stabilità economica o assenza di un partner.
Il social freezing viene, così, promosso come un traguardo per l’autodeterminazione della donna rispetto alle scelte legate al proprio corpo. Ma tale possibilità di sospendere il tempo per la maternità è reale o può rivelarsi solo un’illusione?
Le motivazioni delle donne nello studio francese
Sul piano socio-demografico, per analizzare i motivi che spingono le donne verso l’uso di tali tecnologie e a posticipare la maternità, risulta interessante lo studio multicentrico nazionale francese condotto da Dufaure dal titolo “Socio-demographic profiles, motivations and perspectives of women undergoing publicly funded elective fertility preservation: a nationwide multicenter study in France”. In Francia, la legge sulla Bioetica del 2021 ha legalizzato la “preservazione elettiva della fertilità” (EFP) per le donne dai 29 ai 37 anni, senza limitare il numero di cicli di prelievo degli ovociti. Lo Stato francese è il primo ad offrire il rimborso pubblico per le procedure correlate all’EFP, escluse le tariffe annuali di conservazione. Solo i centri pubblici, principalmente all’interno della rete CECOS (Centre Etude et Conservation des Œufs et Sperme humain), sono autorizzati a eseguire la procedura, che ha finalità personali o sociali, non mediche.
La ricerca, condotta proprio all’interno della rete nazionale francese, analizza i profili e le prospettive delle donne che hanno effettuato la pratica. La maggior parte delle donne che ha richiesto la EFP in Francia aveva 33 anni o più (87,2%), erano donne single (62,9%) e altamente istruite (95,4%). Rispetto a quest’ultimo dato, nello studio si osserva che le donne con alti livelli di istruzione si trovano spesso ad affrontare percorsi formativi e professionali impegnativi, che possono portare a ritardi nella “pianificazione familiare”: questo potrebbe essere il motivo principale dell’aumento della domanda di crioconservazione dei gameti per motivi non medici.
L’analisi statistica avanzata ha, inoltre, identificato due profili distinti tra le donne che intraprendono questo percorso. Il primo cluster (48,1%) comprende prevalentemente donne single che hanno già completato la procedura di crioconservazione, che dichiarano di essere pronte a ricorrere ai propri ovuli anche per intraprendere una maternità surrogata o da single. Il secondo cluster (44,7%), al contrario, è composto da donne alle prime consultazioni, più propense a sperare in un concepimento spontaneo pur non avendo una pianificazione immediata.
I limiti biologici dell’orologio riproduttivo
D’altra parte, la tecnologia non può annullare del tutto lo scorrere del tempo fisiologico. La letteratura scientifica evidenzia come le gravidanze in età avanzata comportino un aumento statisticamente significativo dei rischi clinici, sia in termini di complicanze ostetriche e materne, sia per quanto concerne la salute del feto.
Nella recente revisione narrativa dal titolo “Delayed childbearing and reproductive ageing: a narrative review”, pubblicata su Journal of Obstetrics and Gynaecology, dedicata al tema del rinvio della maternità e dell’invecchiamento riproduttivo, gli autori analizzano i meccanismi biologici che regolano il declino qualitativo e quantitativo della riserva ovarica lancia un monito cruciale sull’efficacia delle tecniche di procreazione assistita: sebbene il congelamento degli ovuli offra un’opportunità di preservazione, esso non rappresenta un’assicurazione assoluta di successo, poiché le probabilità di ottenere una gravidanza a termine restano fortemente condizionate dall’età in cui gli ovociti sono stati prelevati e dallo stato di salute generale della donna al momento dell’impianto.
Il social freezing può dare allora l’illusione di bloccare il tempo, ma ciò in realtà non avviene. Non sono da trascurare anche le conseguenze sul rapporto made-figlio: posticipando la gravidanza non si “posticipa” e non si “allunga” in avanti anche la vita.
Le questioni bioetiche
La pratica, che ridefinisce i confini della genitorialità attraverso la tecnologia, solleva vecchi e nuovi interrogativi bioetici. Innanzitutto, si ricorda il problema dell’uso delle tecniche artificiali di procreazione e della manipolazione di gameti ed embrioni. La maternità diviene una procedura medicalizzata, che ruota intorno alla autodeterminazione della donna.
Sul punto è interessante il recente articolo di Tsonis e Kopeika, dal titolo“Empowering oocyte autonomy: A critical exploration of choice in fertility preservation”, che mette in discussione la retorica che celebra la preservazione della fertilità come un incondizionato strumento di empowerment e libertà femminile: la decisione di congelare i propri ovuli è espressione di un’autentica scelta libera o è, al contrario, una risposta adattiva e indotta dalle pressioni strutturali della società contemporanea? Per gli autori le barriere economiche, l’assenza di politiche sociali a tutela della maternità giovanile e un mercato del lavoro che penalizza i tempi della biologia umana agiscono come fortissimi condizionamenti esterni. Secondo questa prospettiva, la scelta di ricorrere alla crioconservazione rischia di trasformarsi da libera opportunità a necessità sociale, spostando la responsabilità della conciliazione vita-lavoro interamente sulla donna.
Un’altra questione etica importante riguarda la crescente commercializzazione del settore riproduttivo, che comporta anche il conseguente conflitto di interessi delle cliniche private di fecondazione assistita che traggano profitto vendendo una “falsa sicurezza”, dato che il congelamento non può garantire una gravidanza futura.
Non sono da trascurare poi le implicazioni etiche di una maternità in età avanzata e l’interesse del bambino ad avere genitori in grado di sostenerlo nella crescita.
La pratica apre, poi, a derive ulteriori, come la destinazione degli ovociti a finalità “eterologhe”, alimentando il “commercio” e la “circolazione” di gameti ed embrioni: nella sostanza reificando l’umano.
La questione sociale e culturale
Una questione fondamentale, di carattere sociale ma anche antropologico-culturale, rimane sullo sfondo rispetto al Social Freezing: tale pratica veramente risponde ai desideri della donna? È la crioconservazione dei gameti la soluzione ai problemi legati alla vita lavorativa e al desiderio di maternità? O sarebbe necessario e urgente intervenire – in concreto – per risolvere più nel profondo la questione culturale, “sociale” ed economica della donna, per lasciarla veramente libera anche nelle scelte legate alla famiglia e alla generazione di un figlio (o di più figli)?
Rispetto al cuore del problema, alla sfida sociale e culturale, il congelamento dei gameti può rappresentare una soluzione solo in apparenza: tali pratiche finiscono per essere non la soluzione, ma la sospensione della questione, che al momento dello “scongelamento” torna con risvolti ancor più problematici.
Per approfondire:
- Dufaure, J., Marteil, G., Vorilhon, S. et al. Socio-demographic profiles, motivations and perspectives of women undergoing publicly funded elective fertility preservation: a nationwide multicenter study in France. J Ovarian Res 19, 257 (2026). https://doi.org/10.1186/s13048-026-02157-z
- Yang, D., Huang, H., & He, Y. (2026). Delayed childbearing and reproductive ageing: a narrative review. Journal of Obstetrics and Gynaecology, 46(1).
- Tsonis O, Kopeika J. Empowering oocyte autonomy: A critical exploration of choice in fertility preservation. J Gynecol Obstet Hum Reprod. 2026 Sep 10;55(9):103278. doi: 10.1016/j.jogoh.2026.103278. Epub ahead of print. PMID: 42722074.
ultimo aggiornamento il 27 Ottobre 2026

