Dal caso Englaro alla legge sul fine vita – Il contesto legislativo e politico del nostro impegno culturale


La morte di Eluana Englaro ha segnato profondamente le coscienze degli italiani. La sua vicenda è stata messa sotto i riflettori da coloro che hanno voluto farne l’emblema e la testa di ponte per un cambiamento della legge in senso eutanasico. Non dimentichiamo quanto è accaduto: è una questione che ci riguarda profondamente. Come ha scritto esplicitamente Maurizio Mori, docente di bioetica a Torino e Presidente di un’associazione che raduna i membri del gruppo che ha affiancato Beppino Englaro in questi anni, «Il caso Eluana apre una breccia che pone fine al potere (medico e religioso) sui corpi delle persone e (soprattutto) alla concezione sacrale della vita umana. Sospendere l’alimentazione e l’idratazione artificiali implica abbattere una concezione dell’umanità e cambiare l’idea di vita e di morte ricevuta dalla tradizione millenaria che affonda le radici nell’ippocratismo e anche prima nella visione dell’homo religiosus, per affermarne una nuova da costruire». In Parlamento è cominciato il dibattito sulla legge sul fine vita. Quale scelta farà il legislatore? Si parla di dichiarazioni anticipate di trattamento, di testamento biologico, di cure palliative, del corretto rapporto medico-paziente. Ma non bisogna dimenticare che la vera posta in gioco, nel dibattito politico ma prima ancora in quello culturale e sociale, è la contrapposizione tra coloro che difendono la cultura della vita e dell’amore e coloro che al contrario vogliono legalizzare anche nel nostro Paese l’eutanasia.

ultimo aggiornamento il 9 Marzo 2022

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