Nel seminario di studi Care Robot. Umanoidi per la cura, promosso da Scienza & Vita, l’intervento conclusivo di Victor Tambone, ordinario di Medicina legale e bioeticista, ha offerto una sintesi di grande profondità sul significato culturale, antropologico ed etico dell’innovazione tecnologica, in particolare nel campo della robotica e dell’intelligenza artificiale applicate alla cura.
Il suo contributo ha rilanciato una domanda decisiva: come orientare il progresso tecnologico affinché resti autenticamente umano?
La necessità di un lavoro teoretico profondo
Uno dei punti più innovativi e incisivi dell’intervento è stato il richiamo alla necessità di un lavoro teoretico profondo, rigoroso e di lungo periodo. Le trasformazioni innescate dalle tecnologie emergenti non possono essere affrontate con riflessioni superficiali o puramente reattive.
Secondo Tambone, solo un pensiero capace di agire sulle cause e non limitarsi agli effetti può incidere realmente sulla trasformazione della società. È questo il compito dell’etica: fornire categorie solide per comprendere ciò che accade e orientare le scelte future.
Tecnologia, morale e relazione: concetti da ripensare
L’intervento ha individuato alcuni nodi concettuali fondamentali, che richiedono un approfondimento serio e condiviso, ecco qualche cenno.
Che cos’è il soggetto morale?
La riflessione sulla tecnologia rimanda inevitabilmente alla questione dell’io, dell’autocoscienza e della responsabilità morale. Senza una chiara antropologia di riferimento, il rischio è ridurre l’agire umano a comportamento funzionale o programmabile.
Che cos’è la relazione?
Nel contesto della cura, la relazione non è un accessorio, ma una dimensione costitutiva. La robotica può supportare funzioni, ma non può sostituire la relazione personale che fonda il significato stesso del prendersi cura.
Robot, intelligenza artificiale e identità umana
Tambone ha affrontato con lucidità il tema dell’identità umana nell’epoca degli umanoidi e dell’intelligenza artificiale, richiamando il rischio di confondere perfezione tecnica e pienezza umana. La capacità di costruire macchine sempre più sofisticate solleva interrogativi radicali: che cosa distingue l’essere umano da ciò che produce? E’ possibile attribuire intenzionalità, volontà o autocoscienza a una macchina? Quale statuto morale hanno gli strumenti tecnologici? Domande che non possono essere eluse, perché toccano il cuore della dignità della persona.
Cura, amore e trascendenza
Un passaggio centrale dell’intervento ha riguardato il significato profondo della cura come espressione dell’amore. Il care non si riduce all’igiene o alla prestazione efficiente, ma rimanda a una dimensione relazionale e trascendente.Tambone ha richiamato il rischio di un analfabetismo affettivo e morale, accentuato da una società ipertecnologica che tende a modulare i comportamenti più che a formare coscienze critiche. In questo contesto, la tecnologia deve essere ricondotta a una visione dell’uomo come essere relazionale, fragile e aperto alla trascendenza.
Imperfezione, vulnerabilità e grandezza dell’umano
In dialogo con la tradizione umanistica, l’intervento ha proposto un’autentica “elogio dell’imperfezione”. La fragilità, la vulnerabilità e l’incompiutezza non sono difetti da eliminare, ma tratti costitutivi della grandezza umana.Un robot perfetto può essere tecnicamente impeccabile; l’essere umano, invece, trova la sua dignità proprio nella tensione verso ciò che lo supera. È questa differenza ontologica che deve orientare l’uso delle tecnologie nella cura e nella società.
Una prospettiva etica per il futuro della tecnologia
L’intervento di Victor Tambone ha chiuso il convegno Care Robot. Umanoidi per la cura indicando una direzione chiara: non un rifiuto della tecnologia, ma il suo governo etico.Solo integrando tecnica, cultura, relazione e trascendenza è possibile pensare a un uso realmente umano della robotica e dell’intelligenza artificiale, capace di servire la persona senza sostituirla.
ultimo aggiornamento il 27 Gennaio 2026

