S&V VIDEO | Online Emanuela Garavelli e Beate Scheidegger

Care Robot | Il “tocco umano” nella cura: cinestetica, tecnologia e dignità della persona

La relazione di Emanuela Garavelli e Beate Scheidegger Baret al convegno “Care Robot. Umanoidi per la cura”

Nel seminario di studi Care Robot. Umanoidi per la cura, promosso da Scienza & Vita, l’intervento di Emanuela Garavelli e Beate Scheidegger Baret ha portato uno sguardo originale e profondamente concreto sul tema della cura, mettendo al centro il corpo, il movimento e la relazione.

Il loro contributo, dedicato al “tocco umano” nella cura, ha mostrato come l’innovazione tecnologica e la robotica assistenziale pongano oggi una domanda decisiva: in che modo la tecnologia può sostenere la cura senza impoverire la relazione?

Cinestetica: il movimento come linguaggio della cura

La cinestetica (Kinaesthetics) è un approccio che nasce dalla cibernetica e studia il movimento umano come esperienza di percezione, relazione e autoregolazione. Non si tratta di una tecnica alternativa alla tecnologia, ma di una prospettiva che ne condivide le radici teoriche, orientandole però esplicitamente alla versione umana della cura, non a quella umanoide.

Garavelli e Scheidegger Baret hanno mostrato come ogni gesto assistenziale coinvolga sistemi complessi di regolazione motoria, sensoriale e relazionale, spesso dati per scontati ma fondamentali per la dignità della persona assistita.

Tecnologia e assistenza: quando il rischio è perdere la persona

Un nodo centrale della relazione riguarda l’uso crescente di dispositivi tecnologici nell’assistenza: letti elettrici, sollevatori, verticalizzatori, strumenti digitali di monitoraggio.
La domanda posta dalle relatrici è radicale e concreta: quando utilizziamo un ausilio che cosa stiamo cercando di ottenere?
Solo la riduzione del carico fisico per l’operatore? Oppure la promozione dell’attività, della partecipazione e dell’autonomia residua della persona assistita? La tecnologia può essere un supporto prezioso, ma diventa problematica quando trasforma la persona in oggetto di manovra, rompendo il contatto, lo sguardo e la relazione.

Il valore del contatto umano: percezione, sincronismo, benessere

Perché il “tocco” conta. Richiamando studi neuroscientifici e clinici, la relazione ha messo in evidenza il ruolo del contatto fisico di qualità nella produzione di benessere. Il corpo umano risponde in modo estremamente sensibile al tipo di tocco ricevuto:

  • un contatto rispettoso e sincronizzato favorisce la produzione di ossitocina, associata a sicurezza e fiducia;
  • un contatto brusco o invasivo attiva invece risposte di stress.

Sincronismo e relazione. Elemento chiave è il sincronismo: muoversi con l’altro e non sull’altro. La cura autentica non impone movimenti, ma li accompagna, riconoscendo che il “capo” resta sempre il corpo della persona assistita.

Cura, robot e relazione: una distinzione decisiva

Nel dialogo con il tema dei care robot, Garavelli e Scheidegger Baret hanno chiarito una distinzione fondamentale: la funzione non coincide con la cura.

Mentre una funzione può essere delegata a una macchina, la cura implica relazione, ascolto, percezione, intenzionalità. La robotica può supportare attività faticose o ripetitive, ma non può sostituire ciò che rende la cura umana: il riconoscimento dell’altro come soggetto, non come corpo da gestire.

Una prospettiva “umana” per l’innovazione tecnologica

L’intervento ha offerto criteri preziosi per orientare l’innovazione in sanità:

  • integrare tecnologia e assistenza senza perdere il contatto umano;
  • formare operatori capaci di ascolto corporeo e sensibilità percettiva;
  • riconoscere la vulnerabilità come spazio di relazione, non di delega totale alla macchina.

Un contributo che ha arricchito il percorso di Scienza & Vita sull’etica della tecnologia, mostrando come cura e innovazione possano convivere solo se la persona resta al centro.

ultimo aggiornamento il 27 Gennaio 2026

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