L’introduzione dell’intelligenza artificiale (IA) in ambito sanitario non costituisce un semplice progresso tecnologico, ma un mutamento profondo nella concezione stessa della medicina. Le sue implicazioni investono dimensioni etiche, giuridiche, antropologiche e relazionali, imponendo una riflessione critica sull’idea di salute, cura e relazione terapeutica.
L’etica biomedica assume un ruolo centrale nel reinterpretare principi come la centralità della persona, la responsabilità professionale e la dignità umana, poiché ogni algoritmo incorpora una visione implicita della medicina e della decisione clinica. L’uso crescente di sistemi predittivi, chatbot terapeutici e robot chirurgici ridefinisce i confini della responsabilità e del rapporto fiduciario medico-paziente. In tale contesto, la riflessione deve essere costruire regole e significati condivisi. La sfida principale consiste nel garantire che l’innovazione tecnologica non eroda, ma rafforzi l’umanità della cura, promuovendo trasparenza, giustizia e responsabilità in un sistema sanitario sempre più interconnesso e digitale.
Questo, in sintesi, quanto racchiuso nel recente testo di Tonino Cantelmi, psichiatra e psicoterapeuta, direttore scientifico della SCINT (Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Interpersonale), presidente dell’ITCI (Istituto di Terapia Cognitivo-Interpersonale) di Roma e docente presso l’Università Pontificia Gregoriana.
ultimo aggiornamento il 17 Luglio 2026

