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Care Robot | Tecnologia e umano: tra imitazione e irriducibilità

La relazione di Giampaolo Ghilardi al seminario “Care Robot. Umanoidi per la cura”

Nel seminario di studi Care Robot. Umanoidi per la cura, promosso da Scienza & Vita, l’intervento di Giampaolo Ghilardi, docente di Filosofia morale e Bioetica presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma, ha offerto una riflessione di grande spessore sul rapporto tra tecnologia, cura e identità umana.

Il contributo si colloca al cuore del dibattito contemporaneo sui care robot, interrogando in profondità i concetti di imitazione, riproduzione e irriducibilità dell’umano, con implicazioni decisive per l’etica della robotica assistenziale.

Tecnologia e umano: una falsa contrapposizione

Uno dei punti più innovativi della relazione di Ghilardi è il superamento della contrapposizione rigida tra naturale e artificiale. La tecnologia non è presentata come un elemento estraneo all’umano, ma come una sua dimensione costitutiva.

L’essere umano è tale perché capace di téchne e lógos: un sapere pratico che è sempre anche conoscenza, interrogazione sul senso, ricerca delle ragioni. In questa prospettiva, la tecnologia non è di per sé disumanizzante. Lo diventa quando perde il riferimento al perché, riducendosi a mera funzionalità.

Imitazione e riproduzione: una distinzione decisiva per la cura

L’imitazione come gesto umano. Ghilardi propone una distinzione cruciale tra imitazione e riproduzione.
L’imitazione è propria dell’umano: è analogica, interpretativa, mai identica. Implica sempre uno scarto, una differenza, una rielaborazione soggettiva.

La riproduzione tecnologica. La riproduzione, tipica dei sistemi digitali e automatizzati, tende invece alla replica identica. È estremamente efficiente, ma priva di comprensione del senso. Questa distinzione consente di chiarire il ruolo dei robot e dell’intelligenza artificiale: strumenti potenti, ma incapaci di sostituire ciò che rende autentica la relazione di cura.

Irriducibilità dell’umano e limiti dell’intelligenza artificiale

Un altro nodo centrale dell’intervento riguarda l’irriducibilità dell’essere umano. Ghilardi mette in guardia dal rischio, oggi molto diffuso, di confondere correlazione e causalità, soprattutto nell’ambito dell’intelligenza artificiale.
Le macchine possono individuare correlazioni sofisticate tra i dati, ma non comprendono le cause né il significato di ciò che elaborano. Questa differenza non è solo teorica: ha conseguenze dirette nei contesti di cura.

Funzione e cura non coincidono

Un robot può svolgere funzioni importanti – sollevare, monitorare, assistere – ma la funzione non è la cura.
La cura implica intenzionalità, responsabilità, relazione. Elementi che non possono essere ridotti a un insieme di operazioni efficienti.

Care robot e relazione di cura: integrazione, non sostituzione

Nel quadro del convegno Care Robot. Umanoidi per la cura, la relazione di Ghilardi ha fornito criteri concettuali essenziali per orientare l’uso etico della robotica assistenziale:

  • distinguere tra servizio e relazione;
  • evitare l’illusione che la macchina possa “prendersi cura” nel senso pieno del termine;
  • costruire una fiducia consapevole nella tecnologia, senza deleghe acritiche;
  • riconoscere i limiti strutturali dell’automazione nei contesti di fragilità.

Una sfida etica per la sanità del futuro

L’intervento ha mostrato come la vera sfida non sia scegliere tra umano e tecnologia, ma governare il loro rapporto. La robotica e l’intelligenza artificiale possono sostenere la cura, soprattutto in una società segnata da invecchiamento e carenza di personale sanitario, ma solo se integrate in una visione che custodisca la dignità della persona.

Una riflessione, quella del Prof. Ghilardi, che contribuisce in modo decisivo al percorso di Scienza & Vita sull’etica delle tecnologie emergenti e sul futuro della cura.

ultimo aggiornamento il 27 Gennaio 2026

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