SCIENZA & VITA: PIENA ADESIONE AL MESSAGGIO DEL PAPA SU FINE-VITA, CONFERMATE PERPLESSITA’ SU DDL IN DISCUSSIONE Comunicato stampa 16 nov 2017

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COMUNICATO STAMPA

16/11/2017

 

SCIENZA & VITA: PIENA ADESIONE AL MESSAGGIO DEL PAPA SU FINE-VITA, CONFERMATE PERPLESSITA’ SU DDL IN DISCUSSIONE

L’Associazione Scienza & Vita, con la voce del suo presidente nazionale Alberto Gambino, esprime convinta adesione a quanto Papa Francesco ha oggi ribadito nel suo messaggio ai partecipanti al Meeting Regionale Europeo della “World Medical Association” sulle questioni del “fine-vita”.

Il Santo Padre ha voluto ancora una volta richiamare la centralità della persona umana e la promozione del suo bene integrale come criterio fondamentale per discernere la “proporzionalità” degli interventi medici, nei casi clinici concreti. Tale percorso di discernimento, a volte difficoltoso e complesso, deve continuare a compiersi all’interno di quella preziosa “alleanza per la vita” che fonda il rapporto tra paziente e medico, in costante dialogo tra loro, per la salvaguardia della vita e della salute.

Due restano i principali fattori che concorrono al discernimento di ciò che il linguaggio bioetico oggi indica come “proporzionalità delle cure”: la valutazione di appropriatezza clinica dell’intervento, che spetta – per ovvie ragioni di competenza professionale – al medico curante; la valutazione personale da parte del paziente sull’effettiva “proporzionalità” di un intervento clinicamente appropriato, nel contesto integrale e attuale della sua condizione di vita. Certamente, è a quest’ultimo (o a chi lo rappresenta legittimamente) che spetta la responsabilità ultima delle decisioni concrete, poiché “è anzitutto lui che ha titolo, ovviamente in dialogo con i medici, di valutare i trattamenti che gli vengono proposti e giudicare sulla loro effettiva proporzionalità nella situazione concreta”.

La rinuncia a interventi medici “sproporzionati” (nel senso illustrato) sarà dunque da considerarsi come rifiuto del cosiddetto “accanimento terapeutico”, rinuncia che “ha un significato etico completamente diverso dall’eutanasia, che rimane sempre illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte”.

Infine, la forte sottolineatura sull’imprescindibile esigenza morale “di non abbandonare mai il malato”, poiché “se sappiamo che della malattia non possiamo sempre garantire la guarigione, della persona vivente possiamo e dobbiamo sempre prenderci cura: senza abbreviare noi stessi la sua vita, ma anche senza accanirci inutilmente contro la sua morte”.

Probabilmente, sarebbero sufficienti queste linee di riflessione, tenute in debito conto, per dare equilibrio e compiutezza anche ai tentativi di normare questo delicato settore a livello sociale, compresi quelli in atto nel nostro Paese, che rischiano invece di rispondere a logiche e interessi del tutto diversi.

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