Biopolitica ed economia

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Si parla di “biopolitica”, quando il controllo delle condizioni della vita umana diventa un affare politico. Questa semplice, quasi innocua, definizione nasconde in realtà un rivoluzionario cambio di paradigma, sorto con l’avvento del capitalismo, secondo Michel Foucault, che a partire dalla metà degli anni Settanta ha elaborato le strutture del biopotere, quale concetto strategico e vincolante nell’attuale dibattito politico-filosofico.
Il pensiero corre subito, nel nostro attuale contesto italiano, ai temi caldi della bioetica: il dibattito nelle aule parlamentari sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, la ipotizzata revisione della legge 40, alla luce delle recenti pronunce giurisprudenziali di alcuni tribunali di merito e soprattutto della Corte Costituzionale, le implicazioni sociali ed etiche della pillola abortiva RU486.
Il terreno della biopolitica è comunque assai più ampio e tocca la prassi viva del nostro mondo, quasi a mostrare come la vita diventi la vera posta in gioco delle dinamiche di potere. Abbiamo assistito negli anni passati al riemergere di un elemento vitale, il sangue, quale movente di guerre etniche; alle migrazioni di corpi nudi e perciò indifesi e vittime; ad una febbre dei media per la nostra salute alimentare; alle epidemie nei nostri corpi minacciati da virus animali; all’apertura di orizzonti postumani legati allo sviluppo delle biotecnologie; a guerre cosiddette umanitarie e a paure securitarie connesse alle bombe umane del terrorismo fondamentalista.
Ovunque il potere sui corpi e le dinamiche di resistenza a questo dominio hanno disegnato il volto delle biopolitiche del Novecento, come ha dimostrato Foucault, che non ha mancato di indicare come siano stati proprio i flussi dell’economia a giustificare e sostenere la rapida trasformazione della razionalità politica, ormai convertita in progetto di assoggettamento della vita in tutti i suoi molteplici aspetti.
“Biopolitica ed economia”: il titolo di questo Quaderno è solo apparentemente un tema foucaultiano, non aderendo mai per intero alle tesi del filosofo francese, pur condividendo con lui l’opportunità di veder collegate queste due dinamiche storico-politiche. Innanzitutto perché la vita, a cui si allude in molti preziosi contributi di questo Quaderno, è molto più di un prodotto storico, e certamente più di un mero “indicatore epistemologico”, da risituare dentro altre pratiche umane, economiche, tecniche e sociologiche, come pensava Foucault.
Né si può ammettere con lui l’impossibilità di uscire dal circolo dialettico che contrappone “metafisicamente” vita, da un lato, e politica dall’altro, biopotere e libertà, in una sorta di storicismo paralizzante. Per liberare la biopolitica dalla sua degenerazione – le forme estreme del biopotere
– è infatti necessario introdurre procedure differenti e forme razionalmente condivisibili, in grado di orientare “altrimenti” quelle stesse dinamiche storiche, difficilmente interpretabili senza il ricorso ad un indicatore esterno di carattere normativo e valoriale, che tenga conto delle “qualità” dell’essere umano.
La medesima operazione va compiuta nei confronti delle regole interne all’economia che, come ha dimostrato l’ultima deflagrazione iniziata negli Stati Uniti nell’estate del 2007, ha finito per comportarsi come un treno in folle corsa, a causa della mancanza di un conduttore nella cabina di comando. O, per meglio dire, un conduttore forse c’era, ma senza una valida patente – come indicano bene gli Autori di questi contributi – se è vero che, invece di dirigere l’andamento dell’economia reale,
ha rincorso i sogni della finanza virtuale.

(dall’introduzione di Paola Ricci Sindoni e Paolo Marchionni)

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