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Sul voto del 12 e 13 giugno dovranno correre fiumi
di inchiostro. Saranno da indagare le ragioni e le concause di una risposta
così massiccia agli appelli all’astensione. Così come
saranno da approfondire i possibili effetti non tanto e non solo sulla singola
legge 40, ma in genere sulle convinzioni degli italiani in materia di bioetica.
Ma qualunque indagine e riflessione non potrà non partire da un’analisi
particolareggiata ed approfondita sui reali contorni di questo voto (grafico).
Un’analisi su cui non sono sembrati disposti a cimentarsi i grandi
giornali che, forse scottati da un verdetto che ne condannava l’arroganza,
si sono limitati a prendere atto che solo il 25,9 per cento degli italiani
si è recato alle urne.
Troppo semplice e troppo comodo. E sbagliato. Già nelle ore immediatamente
successive al voto era emerso che quel 25,9 era una percentuale ancora benevola
per i promotori del referendum.
Solo il tempo di leggere i titoli (mesti) delle prime pagine su quel 25,9
e già si scopriva che nei 203 consolati italiani sparsi per i cinque
continenti gli italiani residenti in quei Paesi avevano votato in misura
ancora minore dei connazionali in patria (solo il 20,3 per cento) e questo
abbassava di almeno mezzo punto quella percentuale portando i votanti sul
primo quesito al 25,4 per cento e sugli altri tre quesiti al 25,5 per cento.
Ma di tutto questo sui giornali seguiti al day after nessuna traccia. La
fretta di mettere a tacere una cocente sconfitta affidava alla storia delle
cifre sbagliate. Poco male. Non sarà mezzo punto percentuale in più
o meno a cambiare la situazione!
Però non è affatto questione solo di mezzo punto. Le cose
infatti non finiscono affatto qui. Alla già scarsa affluenza alle
urne vanno infatti sottratte anche le schede nulle e le schede bianche.
Dai dati ufficiali forniti dal ministero dell’Interno le schede nulle
hanno rappresentato circa l’1 per cento sul totale degli elettori
(l’1 nei primi tre quesiti, l’1,1 nel quarto), mentre le schede
lasciate in bianco sono state lo 0,6 per cento nel primo quesito, lo 0,7
nel secondo e lo 0,8 nel terzo e nel quarto. Percentuali ancora una volta
riferite al totale degli aventi diritto al voto.
Ben più significative sono le considerazioni che riguardano le scelte
operate dagli italiani che nella cabina elettorale sono entrati. Già,
perché c’è una percentuale di italiani che, sia pur
contrari a modificare la legge 40, non sono stati convinti dall’appello
all’astensione. L’entità del voto “no” era
la fonte di maggior preoccupazione nell’ambito del Comitato Scienza
& vita, nei giorni della vigilia. Una preoccupazione fugata dalle proporzioni
raggiunte poi dal non voto, ma che pure aveva qualche ragion d’essere
visto che il 2,9 per cento degli italiani ha votato no al primo quesito,
il 2,8 al secondo, il 3 al terzo ed addirittura il 5,5 al quarto. Si tratta
di percentuali di un qualche rilievo, ma che diventano ben più significative
se raffrontate non al totale degli elettori, ma al numero di coloro che
hanno fatto la scelta di recarsi effettivamente ai seggi. Dei votanti il
12 per cento ha detto no al primo quesito, l’11,2 al secondo, il 12,3
al terzo ed il 22,6 al quarto.
A questo punto possiamo arrivare a tirare qualche conclusione. Il voto “si”,
cioè il giudizio negativo sulla legge 40 e la conseguente indicazione
di modificarla nei punti indicati dai promotori dei referendum, si riduce
a ben poca cosa: il 21,6 per cento per il primo quesito, il 21,7 per il
secondo, il 21,4 per il terzo ed infine il 18,9 per il quarto.
Tradotto in soldoni: mediamente solo un italiano su cinque vuole modificare
la legge sulla fecondazione artificiale. Un risultato decisamente basso,
specie se si tiene conto del battage incessante e ossessivo dei grandi mass
media.
Venendo in casa nostra, nessuno è così ingenuo da pensare
che i rimanenti quattro italiani su cinque abbiano esplicitamente e coscientemente
voluto sostenere la legge. Senza dubbio una percentuale fisiologica di disaffezione
alle urne è da mettere in conto. Nessuno potrà mai valutarla
con esattezza, perché è un dato che affonda nell’insondabilità
delle scelte private di cui neppure i sondaggi d’opinione riescono
ad entrare fino in fondo. Come dimostrano i sondaggi precedenti al volo
che, sia pure accreditando la sconfitta delle proposte referendarie, si
attestavano su una partecipazione al voto del 40-44 per cento. Come dire
che le intenzioni di oltre dieci milioni di italiani non sono state intercettate
da nessun sondaggio.
Sulla composizione del non voto sarà dunque difficile dire una parola
definitiva. Ma anche volendo largheggiare ed accreditando all’astensionismo
di disimpegno un 40 per cento... anzi, contro qualunque logica (non badiamo
a spese!) arriviamo anche a fare l’ipotesi (puramente speculativa)
di un 50 per cento di italiani che per protesta, per ignavia, per disinteresse
ha disertato le urne... ebbene anche in questo caso irreale e folle, sono
più gli italiani che hanno appoggiato la legge 40 di quelli che l’avrebbero
voluta affossare: 29 per cento contro il 21.
Comunque la si guardi, comunque si vogliano aggiustare i numeri a proprio
favore, gli italiani hanno scelto, appoggiato, difeso e sostenuto la legge
sulla fecondazione artificiale. Gli italiani hanno detto no al far west.
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