Alloggiare i pellegrini Paolo Marchionni

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L’opera di misericordia corporale che qui prendiamo in considerazione trae il suo fondamento dalle parole di Gesù: “Ero forestiero e mi avete ospitato”.
È immediato per noi oggi pensare a come poter declinare la ospitalità del forestiero, dello straniero: è sotto gli occhi di tutti ciò che sta accadendo nel nostro Mediterraneo (ma non solo: si pensi a quanto avviene nelle frontiere interne dell’Europa continentale), il numero di forestieri che arrivano sulle nostre coste e chiedono ospitalità. L’impegno che viene chiesto alle nostre comunità – cristiane, certamente, ma anche civili – è un impegno di accoglienza, di prossimità, di accudimento, che probabilmente non ha avuto precedenti analoghi nel corso dei secoli, almeno per numero di persone coinvolte.
Papa Francesco, già prima di indire l’Anno Giubilare Straordinario della Misericordia, aveva richiamato l’attenzione della comunità umana alla necessità di soccorrere i bisogni delle “periferie esistenziali”, con particolare riferimento ai migranti: come non ricordare le immagini ed i gesti compiuti da lui nel corso della sua visita a Lampedusa l’8 luglio 2013, a pochissimi mesi dalla sua elezione? Come non sentire di nuovo le sue parole risuonare nelle nostre orecchie? “La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza. In questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro” (1).
Allora l’invito di Francesco, traduzione contemporanea dell’invito di Gesù, deve diventare per tutti noi prassi concreta: le grida di aiuto degli stranieri che si affacciano alle nostre frontiere, ma soprattutto nelle strade delle nostre città, nei luoghi in cui viviamo abitualmente, non possono restare inascoltate e ciascuno è chiamato a fare la sua parte, a dare il suo contributo.
C’è però un’altra dimensione di questa opera di misericordia corporale che vorrei qui sottolineare. Mi piace pensare, infatti, che i pellegrini a cui siamo chiamati oggi a dare ospitalità ed accoglienza non sono soltanto gli stranieri che, spinti dall’insopprimibile desiderio di sopravvivenza, premono alle nostre frontiere: ci sono “stranieri” e “forestieri” morali che, con la stessa intensità, spingono alle frontiere del nostro cuore, della nostra intelligenza, della nostra cultura e chiedono di essere accolti.
C’è una accoglienza “culturale” alla quale siamo chiamati, una “ospitalità” dell’intelligenza, dalla quale non possiamo sottrarci, e che – anche e soprattutto come Associazione – ci interpella. Ci sono “forestieri” e “pellegrini” in cammino, spesso senza una meta precisa, che “cercano” con intensità e passione, per i quali siamo chiamati alla prossimità ed alla ospitalità. “Forestieri” e “pellegrini” che ci vengono incontro, che si interfacciano con le nostre attività, con la nostra promozione culturale.
Ci è chiesta una “ospitalità” sincera e generosa, che nello stesso tempo non tradisca il fondamento del nostro impegno e della nostra storia, che sia in grado di percorrere le strade del dialogo e dell’accoglienza, condividendo un tratto di strada, senza per questo perdere di vista la meta, quella ricerca della Verità che da sempre guida il nostro agire per amore della Scienza e della Vita.

Paolo Marchionni
Dirigente, medico legale, ASUR Marche, Area Vasta n.1 – Pesaro
Vicepresidente nazionale S&V

(1) Francesco, Omelia nel corso della Messa celebrata a Lampedusa, 08 luglio 2013. In http://it.radiovaticana.va/storico /2013/07/08/lomelia_del_papa_a_lampedusa_ho_sentito_che_dovevo_venire_qui_/it1-708481.

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